Una governance aperta migliora la qualità dell’informativa sociale, mentre la tassonomia offre criteri utili a renderla più verificabile
L’ultimo Quaderno di CNDCEC e FNC, “Social taxono-my e fattore «G» – Governance democratica e partecipativa” (si veda “Da CNDCEC e FNC un documento sulla relazione tra tassonomia sociale e governance aziendale” del 28 gennaio 2026), si colloca nel contesto di profonda trasformazione della sustainability economics, segnato da un’accentuata instabilità normativa, ma anche da una crescente integrazione dei fattori ESG nei processi aziendali, in cui risalta il ruolo sempre più decisivo della digitalizzazione e dell’IA. L’evoluzione del quadro giuridico europeo (in specie, nel perimetro e nel contenuto di SFDR, CSRD, CSDDD, Tassonomia Ue e Omnibus simplification package e relativi atti delegati) conferma che la sostenibilità vada interpretata non come mero adempimento, ma come leva strategica per continuità aziendale, gestione del rischio e creazione di valore nel medio-lungo periodo.
In tale prospettiva, la Commissione Governance e finanza del CNDCEC individua nella governance il fulcro di una corretta ed efficace integrazione sistemica degli ESG nell’organismo e nell’attività aziendale, e rimarca la funzione determinante svolta dalla dimensione sociale, oggi ambito nella sigla ESG più complesso da codificare e misurare.
In questo ambito i Consigli di amministrazione sono chiamati a svolgere un ruolo attivo nell’integrazione dei fattori ESG nella strategia e nei modelli di business, assicurando coerenza tra obiettivi strategici, governance e informativa non finanziaria. Sebbene i fattori ambientali incidano più rapidamente sulla performance, quelli sociali possono creare straordinario valore nel medio-lungo periodo se supportati da una governance solida. La governance si configura quindi come elemento chiave e abilitante della sostenibilità. […]